Come analizzare una criptovaluta: la Tokenomics

Come analizzare una criptovaluta: la tokenomics

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16 dicembre, 2022

di Luca Discacciati

Luca Discacciati è un investitore e trader italiano. Appassionato di mercati finanziari sin dall’età di quattordici anni, Luca è esperto di Mega Trend e analisi fondamentale dei titoli quotati in Borsa. Autore del libro “L’arte di vincere in Borsa” è co-fondatore del portale Investire.biz. Dal 2022 è ambassador di Flowe, società con la quale condivide i principi di sostenibilità.

Tokenomics
Tokenomics

La caratteristica principale delle criptovalute è la totale trasparenza che la blockchain permette di avere relativamente ad ogni singolo progetto. Questo ha aperto la strada ad un inedito tipo di analisi delle singole cripto: la tokenomics

Con il termine tokenomics si riassumono tutti gli aspetti che formano l’economia di un token. Nella tokenomics vengono stabiliti i fattori che influiscono sull’uso e sul valore di un token, tra cui la creazione e la distribuzione, l’offerta e la domanda del token, i programmi di burn del token (L’equivalente del Buy back o riacquisto di azioni proprie nel mondo della Borsa tradizionale) e l’incentivo che la rete offre ai validatori nel lungo termine. 

La tokenomics è un aspetto importantissimo da valutare prima di decidere se investire o meno sulla crypto. Per questo motivo i vari progetti blockchain costruiscono le regole della tokenomics, in relazione ai loro token per incoraggiare (o scoraggiare) l’acquisto e l’utilizzo degli utenti. 

A differenza delle valute fiat come euro e dollaro americano, dove sono le banche centrali a decidere la politica monetaria, le regole della tokenomics sono scritte nel codice del protocollo e per questo sono trasparenti, prevedibili e difficili da cambiare. Prendiamo ad esempio la tokenomics di bitcoin: l’offerta totale di bitcoin è pre-programmata ed è pari a 21 milioni di monete. Non è possibile che, anche in futuro, esista un bitcoin in più rispetto a questo numero.

Tokenomics e mining: come nasce una criptovaluta

Il modo in cui i bitcoin vengono creati e messi in circolazione si chiama mining e i “miner”, ovvero coloro che mettono a disposizione i computer per eseguire calcoli complessi che servono alla rete di Bitcoin per far si che avvengano le transazioni, ricevono alcuni bitcoin come ricompensa quando un blocco viene minato in un tempo prestabilito di 10 minuti circa. 

Questa ricompensa inoltre viene dimezzata ogni 210.000 blocchi, cioè ogni 4 anni circa, in base ad uno schema chiamato “halving”. Dal gennaio 2009, quando è stato creato il primo blocco sulla rete Bitcoin, la ricompensa per blocco “minato” è stata dimezzata tre volte partendo da una ricompensa iniziale di 50 Bitcoin per blocco, fino ad arrivare ad oggi dove la ricompensa è di 6,25 BTC per blocco ogni 10 minuti. Il prossimo “halving” o dimezzamento di questa ricompensa avverrà nel 2024. 

Secondo questo ragionamento è possibile prevedere il numero di Bitcoin minati ogni anno e la data stimata per minare tutti i bitcoin e arrivare all’offerta totale massima di 21 milioni, è intorno al 2140! In poche parole è come se la banca centrale americana o europea avessero deciso la politica economica da attuare al momento della loro fondazione e non avessero potuto cambiarla nel tempo.

Aspetti fondamentali della Tokenomics

Esattamente come l’analisi del bilancio di una azienda permette di capire meglio le dinamiche interne ad una certa società quotata in Borsa, la tokenomics permette di analizzare un progetto crypto, scovando così i pregi e i difetti. I fattori più importanti da considerare quando si esamina la tokenomics di una criptovaluta sono:

Offerta del Token

La domanda e l’offerta sono i fattori principali che influenzano il prezzo di qualsiasi bene o servizio. Lo stesso vale per le criptovalute. Esistono diverse metriche che misurano l’offerta di un token, ad esempio l’offerta “massima” che indica il numero massimo di token che possono essere messi in circolazione per quella criptovaluta. Bitcoin ha un’offerta massima pari a 21 milioni di monete mentre per altri token come Ether o “ETH” (il token della rete Ethereum) il limite non c’è. Il fatto che Bitcoin abbia un numero limitato è stato uno dei principali motivi che ha scatenato la salita del suo prezzo, fino al massimo di quasi 70K nel novembre 2021. 

Un’altra metrica da considerare è l’offerta in circolazione, cioè il numero di token presenti effettivamente in circolazione. Nel 2022 sono presenti in circolazione circa 19 milioni di Bitcoin e questo numero è destinato a crescere fino ad arrivare ai 21 milioni di monete. Per token come ETH invece, dove il numero di token è destinato a crescere continuamente, ci sono regole implementate dagli sviluppatori che ne riducono il numero in circolazione. Questo sistema si chiama “burn” e diminuisce progressivamente l’offerta circolante, senza però limitarne il numero massimo. 

Tali processi sono importanti e bisogna valutare se, nella tokenomics della criptovaluta che stiamo osservando, sono presenti questi sistemi che impattano sul prezzo del token. Come per le valute fiat tradizionali, quando l’offerta di un token si riduce, si parla di deflazione, quando continua ad aumentare si parla di inflazione.

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Distribuzione dei token

Oltre alla domanda e all’offerta è fondamentale osservare come vengono distribuiti i token. In genere, esistono due modi per lanciare e distribuire un token: una distribuzione iniziale “equa” e una pre-mining. La distribuzione equa avviene quando nessuno può avere accesso al token in anticipo, prima che venga minato e distribuito al pubblico. Bitcoin è un esempio perfetto di questo modello, perché nessuno ha avuto modo di detenerlo prima della “creazione” iniziale del primo blocco. 

D’altra parte il lancio pre-mining consente di “minare”, ovvero creare in anticipo, una certa quantità della criptovaluta e di distribuirla a gruppi di investitori privati, prima di offrirla al pubblico. Ethereum e BNB hanno utilizzato questo modello al lancio della loro criptovaluta. In generale è bene fare molta attenzione a come viene distribuito un token. Ad esempio bisogna prestare molta attenzione alle organizzazioni che detengono una quota eccessiva del token, perché nella maggior parte dei casi ne esercitano il controllo assoluto. 

Possono, per esempio, decidere quando e se vendere un grande numero di token nello stesso momento, causando di fatto dei “crolli” nel prezzo. Questi token in genere sono considerati molto rischiosi. Al contrario un token detenuto in gran parte da investitori retail (ovvero persone comuni che credono nel progetto) e dai membri del team fondatore è considerato meno rischioso, perché entrambe le parti credono nel valore del progetto nel lungo periodo.

Utilità del token

L’utilità di un token è uno degli aspetti più importanti quando si deve analizzare una determinata criptovaluta: è fondamentale che il token abbia uno scopo ben preciso e che sia effettivamente utile nella blockchain di riferimento. Esistono per esempio diversi Exchange che offrono dei vantaggi (in termine di sconti sulle transazioni piuttosto che rendimenti maggiorati) a tutti gli utenti che detengono il token collegato al progetto stesso. Questo meccanismo invoglia gli utenti ad acquistare (ma soprattutto a mantenere in portfolio) un determinato token, cosa che aiuta ad evitare forti sell off (vendite del token) con conseguente crollo del prezzo del Token. Esistono inoltre molti altri casi d’uso per i token. 

I governance token, per esempio, consentono al possessore di “votare” quali modifiche apportare al protocollo di un token e le “stablecoin” sono pensate per essere utilizzate come una valuta stabile, prettamente utilizzabile per i semplici pagamenti e non come riserva di valore. Questi fattori possono aiutare a determinare i potenziali casi d’uso di un token, il che è essenziale per capire come evolverà la sua economia.

Incentivi

Il modo in cui un token incentiva i partecipanti a garantire la sostenibilità (in termini economici) a lungo termine, è fondamentale per la sua tokenomics. 
Prendiamo ad esempio Bitcoin: la distribuzione, unita al sistema di “halving” e alle commissioni di transazione, rendono “appetibile” la chain a lungo termine perché i miner sono incentivati a continuare a validare le transazioni. Un altro altro metodo molto diffuso è quello della “proof of stake”.

Mentre in sistemi “proof of work” (come quello di Bitcoin) i miner utilizzano i computer e una grande quantità di energia elettrica per validare le transazioni, con il sistema proof of stake i partecipanti bloccano (mettono in “staking”) i propri token per validare le transazioni. Questo sistema permette alla blockchain di funzionare praticamente senza bisogno dell’energia elettrica. In genere, più token vengono bloccati, più alta è la possibilità di essere scelti come validatori e di ricevere ricompense per la convalida delle transazioni. 

Questo sistema di staking funge da “assicurazione” perché se un validatore tenta di danneggiare la rete, rischia di perdere tutti i token bloccati. In questo modo il protocollo rimane robusto e viene tenuto in sicurezza.

Per concludere

La tokenomics è un concetto fondamentale da comprendere se si vuole entrare nel mondo delle criptovalute, ed è importante capire che ci sono molti fattori in gioco e bisogna tener conto di tutti, prima di investire in qualsiasi criptovaluta. Mai come ora è importante, prima di investire in una criptovaluta, capire se il progetto sottostante è solido e possa avere un valore nel lungo termine. 

Esattamente come per l’analisi delle azioni quotate in Borsa, bisogna essere in grado di separare i progetti dove c’è effettivamente del valore, dai progetti dove è il marketing e la comunicazione a farla da padrone e la tokenomics è lo strumento che ci permette di riuscire in questo.

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