Qual è il limite dei prelievi in contanti? Ecco le nuove regole -flowe

Prelievi e pagamenti in contanti: ecco le soglie e i limiti

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25 gennaio, 2023

di Irene Fornerone

Tetto-al-contante
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Prelievi e pagamenti in contanti: nuove regole

Anno nuovo, regole nuove. Ebbene sì, perché con la Legge di Bilancio 2023 dal 1° gennaio è entrato in vigore il tanto discusso tetto all’uso del contante. In particolare, la lettera b) del co. 384 art. 1 della Legge n. 197/22 (c.d. Legge di Bilancio 2023) ha modificato il comma 3-bis dell’art. 49 del D.Lgs n. 231/07. Fissato a 5.000 euro, questo limite legittima i pagamenti cash fino a 4.999,99 euro ampliando la soglia di 2.000 euro valida fino al 31 dicembre 2022. Si tratta di una tra le misure più dibattute della manovra del nuovo governo, che porta a quota 10 i diversi limiti stabiliti negli ultimi 32 anni.
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Come già avveniva in precedenza, il tetto viene applicato soltanto ai trasferimenti tra soggetti diversi, ovvero persone giuridiche distinte, come precisato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Ed è qui sorge la prima domanda: è possibile effettuare versamenti o prelievi in contanti dal proprio conto oltre la soglia vigente? Assolutamente sì, risponde prontamente il Dipartimento del Tesoro nelle sue Faq, «perché tale operatività non si configura come un trasferimento tra soggetti diversi». Ciò significa, per esempio, che le persone possono ricevere più pagamenti in contanti inferiori a 5.000 euro per poi versarli sul proprio conto tutti in una volta sola. Allo stesso tempo è possibile prelevare oltre 5.000 euro per effettuare pagamenti in favore di terzi, purché per ogni soggetto non venga oltrepassato il tetto stabilito.

C’è inoltre da dire che la legge permette, nel caso di un importo superiore al tetto stabilito, di pagarne una parte in contanti e quella eccedente con un metodo tracciabile come i pagamenti digitali. Per esempio, un pagamento di 6.000 euro può essere fatto con 4.999,99 euro in contanti e il resto con bancomat o bonifico.

Cos’è il limite di prelievi e dei pagamenti in contanti e perché esiste?

Già in vigore ai tempi della Lira (nel 1991 la limitazione era fissata a 20 milioni di lire), il tetto al contante è quindi una misura attraverso la quale i governi stabiliscono un limite entro cui è possibile effettuare transazioni con il denaro contante. I nuovi 5.000 euro fissati per l’Italia sono in linea con la media europea, che va dagli stati che non hanno limiti come per esempio Finlandia, Austria e Olanda, ai 15.000 euro della Croazia fino ai 500 euro della Grecia.


Ma perché esiste tale limite all’uso dei contanti? Le motivazioni alla base della sua introduzione originaria risiedono nel fatto che la facilità di utilizzo del contante e la non tracciabilità delle operazioni cash possono risultare funzionali ad agevolare irregolarità fiscali, corruzione e riciclaggio di risorse di origine illecita. Lo studio di Banca d’Italia “Pecunia olet. Cash usage and underground economy”, firmato da tre ricercatori di Palazzo Koch, ha per esempio provato come limiti più stringenti all’uso del contante costituiscano «uno strumento effettivo per combattere l’evasione fiscale».


Ed è proprio per questo motivo che è stata introdotta nel 2019 una soglia fissata a 10.000 euro nello stesso mese solare (anche attraverso più prelievi/versamenti distinti di importo a partire da 1.000 euro), che non è un tetto invalicabile ma una soglia oltre alla quale l’istituto bancario deve necessariamente comunicare il fatto all’ UIF, Unità di Informazione Finanziaria. L’obiettivo di questa rilevazione? Proprio quello di contrastare operazioni che potrebbero essere legate al riciclaggio di denaro o al finanziamento del terrorismo.

Da tenere anche in considerazione che il Consiglio dell’Unione Europea, con comunicato stampa del 7 dicembre 2022, ha fissato un limite di 10.000 euro per i pagamenti in contanti. Gli Stati membri avranno poi la possibilità di fissare limiti più bassi (cosa che ha – di fatto – deciso ed attuato l’Italia).

Quali sanzioni per chi non rispetta i limiti?

Tornando al nuovo tetto all’uso del contante di 5.000 euro, va specificato – come spiegato anche dal Dipartimento del Tesoro – che l’eventuale violazione riguarda entrambi i soggetti coinvolti del trasferimento di denaro: «Non solo, quindi, il soggetto che effettua la dazione di denaro ma anche quello che lo riceve, detto altrimenti anche colui che “subisce l’azione”, in quanto con il suo comportamento ha contribuito ad eludere e vanificare il fine della legge». Le sanzioni previste sono quindi applicate a entrambe le parti:

  • 1.000 euro per le violazioni del limite ai contanti.
  • A partire da 5.000 euro per le violazioni di importo superiore a 250.000 euro.
  • Da 3.000 euro a 15.000 euro per chi non comunica la transazione.
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Quanto si può prelevare al giorno o al mese?

Appurato che è possibile effettuare versamenti o prelievi in contanti dal proprio conto oltre la soglia vigente dei 5.000 euro e che esiste solo quel limite di 10.000 euro a mese solare oltre il quale scatta la comunicazione all’UIF per procedere a dei controlli, di fatto così come non si poteva parlare di un vero e proprio limite prelievo contanti 2022 non si può farlo neppure in questo nuovo anno. L’unico limite che esiste è infatti quello giornaliero o mensile dei prelievi agli sportelli ATM che dipendono però dai diversi istituti bancari. Generalmente al giorno si possono prelevare dai 250 euro ai 1.000 euro, mentre mensilmente si va dai 3.000 euro ai 5.000 euro sempre a seconda delle disposizioni della banca emittente della carta, che quindi è bene contattare sul sito ufficiale, sull’app o allo sportello per ricevere tutte le informazioni del caso.

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Concludiamo riflettendo sul fatto che, sebbene il futuro sia sicuramente proiettato verso una dimensione cashless, soprattutto in Italia avere a disposizione dei contanti nel portafogli è ancora sicuramente molto utile se non addirittura necessario. C’è però da dire che molto spesso viene applicata una tassa sui prelievi bancomat che scoraggia il ricorrere a troppi prelievi.

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